Archivi del mese: aprile 2011

Veniteci a trovare!

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Siamo in fiera!


In questi giorni ci siamo trovate ad allestire il nostro stand alla Mostra Internazionale dell’artigianato: lo spazio è quello che è! A dire il vero davvero poco per tutti gli oggetti che abbiamo creato. Un posto ad ogni cosa, ma non funziona! Si cambia tutto di posto… forse così… No, meglio in quell’altro modo… scusa: dove dicevi di mettere questo?

Ogni oggetto meriterebbe di stare al centro della scena, come meriterebbero tutte le persone che ci hanno accompagnate e guidate in questa esperienza.
Non posso dimenticare il primo giorno che ci siamo ritrovate tutte allo spazio sam! Sedute in cerchio a guardarsi con curiosità. Qualcuna di noi già si conosceva, con le altre si è fatto amicizia.

Abbiamo condiviso tanto , momenti di serenità, altri di sconforto e poi il confronto con noi stesse. Le nostre esperienze lavorative si sono intrecciate, così come si intrecciano i fili dei nostri lavori.

Ed ora l’esposizione alla fortezza!
…Bellissimo!

I nostri lavori, i progetti di Thomas, Mara, Daniele… Lì sotto gli occhi di tutti…
Sono sicura che riscuoteremo un certo successo, lo sento. E domani ne avrò la prova!

Vi aspettiamo fino all’8 maggio al nostro stand, padiglione Cavaniglia – Visioni, stand C6 Ibimet. Veniteci a trovare!

Franca Verteramo


Ricamo Trapunto Fiorentino

decorazione marmorea San Miniato, XIII sec. Firenze

In questi giorni ho lavorato ad un progetto di Daniele Sale per DNA: una custodia per I-Pad.
Lana autoctona toscana infeltrita da Eva Basile, un guscio povero, scarno, per contenere un prodotto di alta tecnologia. Il tesoro sta dentro, è  il contenuto che viene accolto e protetto da una fodera ricamata.

Il ricamo che ho scelto è il trapunto fiorentino, una trapuntatura che segue linee decorative di intarsi marmorei resi a rilievo dall’imbottitura di lana.
Questa è una tecnica medievale, si ricamavano così coperte e giubbe militari, bella e utile per proteggersi dal freddo, nel secolo scorso fu molto di moda, applicata per lo più ad oggetti per l’abbigliamento domestico resi preziosi dal tessuto di seta largamente usato come materiale di base per il ricamo.

ricamo fodera custodia I-Pad, trapunto fiorentino

Si lavora tenendo insieme 2 tessuti con il ricamo, un semplice punto filza che segue la linea del disegno;  in seguito, da rovescio, viene infilata la lana che darà rilievo riempiendo lo spazio contornato dal punto  filza. Questa tecnica è inusuale e permette di legare il mio lavoro di ricamatrice al territorio sia per i materiali che per i disegni che per l’antica presenza della sua lavorazione in Toscana.

Il prossimo maggio alla manifestazione di Parma sulla creatività tessile  Italia Invita, ho scelto di esporre ilTrapunto Fiorentino per rappresentare il mio lavoro e la tradizione del ricamo di questa parte d’Italia.

Rosalba Pepi


Le lane autoctone

Il progetto di Elena Terenzi per DNA

Nei primi tempi in cui ho cominciato a lavorare la lana per farne del feltro ho usato lane più rustiche  come la bergschaf e le lane autoctone che acquistavo al Lanificio Giannini a Ponte Sestaione (Pistoia). Il feltro che ne veniva fuori era bello robusto, abbastanza pungente e spelava un po’.

Approfondendo le mie conoscenze in materia ho poi scoperto la merinos, finissima e morbidissima fibra che feltra in un baleno, che non spela ed è gentile sulla pelle. Devo dire con molta sincerità che è stato amore a prima vista: finalmente niente più “peli superflui”! Sicuramente la merinos non è adatta a tutte le lavorazioni ma per quello che facevo io (borse, cappelli, sciarpe) era perfetta e così ho trascurato per alcuni anni le lane nostrane.

Poi grazie a questo workshop ho riscoperto le lane autoctone: l’amiatina e la garfagnina più precisamente. All’inizio non nascondo che ero un po’ scettica, mi domandavo che tipo di lavori potessero venire fuori da un feltro che sarebbe senz’altro risultato “rustico”. Invece dopo essere tornata a casa col mio bel saccone di lana amiatina e più tardi quando sono venuta in possesso anche di quella garfagnina ed aver cominciato a lavorare mi sono ricreduta ed ho dovuto rivedere i miei ultimi convincimenti in materia lanosa.

Il progetto che ho deciso di seguire e di realizzare, e che vi illustrerò prossimamente, valorizza queste lana. Ne viene fuori un bel feltro compatto e corposo e le piccole scorie vegetali, le pagliuzze che non è possibile eliminare con il lavaggio e la cardatura e che agli inizi della mia avventura col feltro mi infastidivano molto, ora invece mi sembra che diano una connotazione tutta particolare ai manufatti.

Poi c’è anche il discorso non secondario della valorizzazione di una lana che è altrimenti considerata uno scarto, “un sottoprodotto di categoria 3 non destinato al consumo umano” come ha definito il Legislatore europeo il vello tosato. Per quanto poco viene pagata la lana ai pastori è quasi più conveniente per loro smaltirla. Invece questa fibra può e deve essere valorizzata e sua volta accrescere la bellezza ed il valore di molti manufatti contribuendo a creare un circolo virtuoso in cui lo spreco non è contemplato.

Elena Terenzi


Le artigiane – Laura de Cesare


Le artigiane – Graziella Guidotti


Le artigiane – Diamantina Palacios


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