Nella storia di Anna, un progetto di impresa sostenibile

Mi chiamo Anna, 34 anni, sono napoletana ma vivo a Roma da 8 anni. Ho studiato scienze ambientali e qualche anno fa ho deciso di iscrivermi ad una scuola di taglio e cucito, una passione che avevo da piccola ma che ho abbandonato negli anni per seguire altri percorsi di studi finché non ho trovato un corso di costumista teatrale attraverso il quale ho potuto fare da assistente costumista per alcuni cortometraggi. Una laboratorio di costumi  di Roma mi ha dato la possibilità di fare pratica e recuperare vecchi abiti dismessi e questa è stata una cosa meravigliosa perché mi ha dato la possibilità di far rinascere costumi che sarebbero stati buttati via: rivederli nuovamente indossati mi ha fatto provare (o riprovare!) una gioia che non si può spiegare.

Una gioia che ho riprovato, appunto, perché sono nata e cresciuta in mezzo alle stoffe di mia nonna, sarta che ha avuto la voglia e la pazienza di farmi conoscere quel mondo e a lasciarmelo dentro anche sotto  un milione di nozioni universitarie.

Ma ciò che ha fatto riemergere le sensazioni profonde dell’infanzia è stato un viaggio in Croazia due anni fa e l’incontro con una giovane artigiana che creava e vendeva i suoi capi … L’ho trovata straordinaria! Ecco, lei era il mio sogno. Lei aveva avuto quel coraggio che io non avevo ancora trovato.

L’inverno di quello stesso anno ho deciso di lasciare il mio lavoro di tecnico della sicurezza perché avevo bisogno di esprimere altro, avevo bisogno di dare spazio ad una creatività lasciata ammuffire per troppi anni. Volevo creare qualcosa che mi piacesse veramente e non avevo alcuna idea di business: volevo solo creare quello che non riuscivo a trovare in giro. Ecco allora la scelta di utilizzare tessuti il più naturali possibile che permettessero al corpo di respirare e restare collegato con le energie dell’Universo, tessuti che garantissero una certa qualità e che venissero prodotti interamente in Italia e una lavorazione artigiana che permettesse al capo di acquisire un valore particolare perché creato interamente dalle mani di una sarta che ama il suo lavoro. Tessuti che nascono da tecnica ed arte, le nostre, quelle italiane che si devono sempre più confrontare con la globalizzazione.

L’idea che ho avuto da subito è stata quella di coinvolgere altre persone perché ognuna contribuisse con la sua arte, le sue competenze  e la sua passione e far sì che il capo potesse essere frutto di mani esperte.

Abbiamo scelto il mondo dei bimbi pensando che loro non hanno la possibilità di scegliere come vestire: e se un adulto non sopporta l’acrilico e il poliestere sulla pelle, possiamo immaginare cosa provino loro con una pelle così sensibile.  Il gruppo delle persone che avevo coinvolto  è durato il tempo di qualche riunione; dopo sono rimasta sola, senza lavoro e con una marea di idee che non sapevo da dove far partire! Fu in quel momento che mia cugina anche lei napoletana decise di aiutarmi a sviluppare il progetto.  Susy ha 42 anni, vive a Napoli e ha lavorato per molti anni per aziende che confezionavano abiti, anche da sera, e questo le ha permesso di sviluppare una buona manualità. Per ora ha un piccolo negozio di riparazioni dove cuce i  vestiti che io le disegno e le taglio. Questa distanza è una limitazione enorme ma, per ora, non c’è altra possibilità. Ci auguriamo di fare presto il passo più grande che è quello di iscriverci all’Albo delle Imprese Artigiane e poi l’idea sarebbe quella di aprire un piccolo atelier a Roma dove lavorare ed esporre i capi. Un luogo che profumi di artigianalità.

I  capi saranno realizzati completamente a mano utilizzando esclusivamente i tessuti prodotti in Italia con fibre naturali. Questo limita certamente i tempi di realizzazione e qualcuno in passato ha provato anche a suggerirmi strade “più veloci”, ma la scelta è anche quella di sostenere una produzione  Equosolidale. Si parla tanto di questo tipo di commercio in particolare per i paesi esteri e poco per quello italiano … Desidero sostenere un  “ commercio eticamente corretto”  per tutelare il consumatore e noi artigiane italiane. 

La scelta dei tessuti viene effettuata da me basandomi molto sulla percezione tattile per sentire quanto il tessuto che scelgo, è accolto dalla mia pelle (ci sono abiti che riportano la scritta cotone 100% ma che in realtà indossarli è una tortura).

Il principale fornitore di tessuti è un negozio al dettaglio che si trova qui a Roma che ha solo tessuti italiani. Con la titolare bruciamo dei campioni per avere un certo grado di sicurezza che il tessuto non contenga acrilico (non tutti ti permettono di farlo). L’acquisto all’ingrosso non sempre è sostenibile: chiedono che vengano acquistati metraggi molto lunghi 200-300m e per l’idea di capo unico che abbiamo noi, risulta essere molto limitativa come scelta. Altre volte ancora, l’ingrosso non offre molta scelta di tessuti naturali.

Anche la scelta dei bottoni e delle passamanerie è per me molto importante: scelgo principalmente madreperla, legno  e bottoni vintage di mia nonna (l’unica plastica che mi permetto).

Segue la fase di accostamento dei colori, sovrapposizioni di linee e forme per poi tirare fuori il progetto e la scelta della forma dell’abito, il tutto lo faccio cercando di ricordare sempre lo “scugnizzo” ed il suo sguardo. Poi sviluppo il cartamodello e taglio il tessuto pronto ad essere cucito da Susy la quale, se ritiene che qualcosa debba essere rivisto, ha tutta la libertà di effettuare variazioni.

Al momento siamo in fase di valutazione costi e abbiamo sperimentato la produzione di una collezione estiva e una quasi completa invernale, per bimbi da 0 a 5 anni. O meglio scugnizzi come li vedo io da buona napoletana!

Lo scugnizzo piccolissimo e furbissimo è l’ispirazione di molti miei abiti. Immagino questo ragazzino sempre per strada che sa relazionarsi con tutti, che si arrangia ma soprattutto riesce a divertirsi sempre e comunque. Ecco sono lui e sua sorella (che gli sta dietro e impara la stessa arte) che mi piace vestire immaginando che si scambino per un giorno i vestiti con i bambini della Napoli bene e altre volte che vestano i cosiddetti “Panni della Domenica” vestiti che venivano confezionati molte volte con stoffe di avanzo dei grandi (per cui mai riportavano i disegni adatti ai bambini).

Ed ecco che quindi si crea una sorta di magia che vede queste estremità amalgamarsi. Occhi brillanti e vispi, visi abbronzati dal sole incastrati in vestiti troppo per bene che esaltano la meraviglia dello scugnizzo e del suo essere  bambino libero.

E la magia che concede anche ai bambini della “Napoli bene” di scappare per un giorno dal controllo dei genitori e dai loro vestiti importanti per sentirsi liberi di correre e confondersi con gli scugnizzi.

 E’ forte il legame con il mio territorio, con la mia Napoli.

Vorrei che ogni mio risparmio investito per creare queste due collezioni che mia cugina mi aiuta a realizzare mi portasse a creare lavoro e a diffondere tutto questo.

Non so se i capi possono definirsi innovativi, forse l’innovazione è proprio quello di andare a riprendere e riportare alla luce un po’ di tradizioni e di poesia.

Chissà, magari sarà possibile realizzare abiti con tessuti  e lavorazioni delle stesse artigiane che hanno dato vita a questo blog, o con altre che lo frequentano,  così da mettere in moto un sistema che si alimenta di qualità ed esperienza e principalmente che dia spazio a chi pur piccolo intende esistere e farsi sentire!

Anna Manco

Informazioni

info@annaemme.it 

cell.389.8716883

Creazioni di Anna Manco

 

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